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Apicoltura, come iniziare Stampa E-mail
Scritto da Marco valentini   
Sabato 13 Dicembre 2008 15:55

Il vostro orto-frutteto non da i risultati sperati? I frutti che arrivano a maturazione sono pochi, brutti o poco serbevoli? Se le avete provate proprio di tutte, dai potenti concimi chimici al tradizionale stallatico, ormoni, ibridi e quant’altro, forse siamo in grado di dare una risposta ai vostri problemi.

Tra i vari fattori produttivi che vengono presi in considerazione, quando si intraprende un’attività agricola, seppure a livello hobbistico, solo di rado si pensa ai cosiddetti agenti impollinatori, una categoria rappresentata dal vento e da alcune specie di insetti che si assumono il compito di trasportare il polline. È universalmente noto che, affinché avvenga la formazione del frutto, il polline (costituito dagli elementi germinali maschili), prodotto dalle antere, deve giungere sullo stigma, che è parte dell’organo riproduttore femminile; qui germoglia e raggiunge l’ovario che, a fecondazione ultimata, si trasforma in frutto.

Nella notte dei tempi, il trasporto del polline era affidato esclusivamente al vento e di conseguenza tutti gli alberi primitivi (dal preistorico Ginko biloba, agli abeti, ai pini sino alle più “recenti” querce) affidavano a questo mezzo di trasporto le loro speranze di riproduzione. Ad un certo punto dell’evoluzione, le piante “decisero” di cambiare sistema (ma ci sono voluti migliaia di anni) e sono scese a patti con alcuni insetti detti “pronubi”. I termini del compromesso sono: tu mi dai il cibo sotto forma di nettare e polline (piante) e io ti trasporto il seme maschile anche per chilometri (insetto). Oltre ad essere oltremodo preciso, questo mezzo di trasporto permette alle piante di produrre pochissimo polline, con un conseguente notevole risparmio energetico.

Ma perché i pronubi destano scarsa considerazione negli agricoltori, malgrado, di media, almeno il 60% del loro fatturato è prodotto dall’attività di questi insetti? La risposta è molto semplice. Perché, almeno fino a qualche tempo fa, essi si trovavano dappertutto ed il loro lavoro, fatto senza grande clamore, non era per nulla considerato, del resto come ogni cosa gratuita. Poi alcune malattie delle api, per fortuna oggi conosciute e curabili, e un uso sconsiderato di insetticidi, hanno decimato questa utile popolazione. È rimasta, purtroppo, la scarsa considerazione.

Tuttavia, alcuni fatti stanno a dimostrare che vi è una inversione di tendenza. Già da qualche anno, alcuni grossi produttori agricoli, che hanno capito l’importanza del servizio offerto dalle api, chiedono agli apicoltori di portare i loro alveari nei propri fondi, arrivando a pagare, per questa prestazione, anche centinaia di migliaia di lire. Ciliege, susine, mele, pere, zucchine, meloni, melanzane e molte altre piante dette entomofile, quindi, producono bene solo se sono presenti gli insetti pronubi e, tra questi, l’ape assume il ruolo di prima attrice.

Ma le soddisfazioni che sanno darci questi minuscoli esserini, travalicano il puro tornaconto economico. Non sarebbero altrimenti spiegabili le ore e ore di osservazioni e di premurose cure a cui si abbandonano la maggior parte degli apicoltori. Oltre al miele, e al polline, propoli, pappa reale e cera, le api “producono”, come abbiamo visto, un utile servizio di impollinazione, ma anche un appassionante svago per il tempo libero.

Il primo problema che si pone a coloro che si prefiggono di iniziare questa attività, è con quanti alveari e dove collocarli. Due è il numero minimo che permette attuare alcune interessanti tecniche di allevamento, mentre cinque è, se non una misura categorica, un limite cautelativo che è bene non superare, almeno per il primo anno di attività. Passione ancora non collaudata, scarsa esperienza e possibili sciamature, sono tutti motivi che fanno protendere verso la moderazione. Anche la scelta del luogo è molto importante. Sebbene in futuro sia sempre possibile spostare gli alveari, sarebbe auspicabile, una volta presa la decisione, non tornarci più su. In teoria ogni luogo è buono, ma le api, malgrado non siano molto esigenti, qualche riguardo lo pretendono.

In assoluto la migliore esposizione è quella a sud-est, riparata dai venti, soprattutto quelli che provengono da nord, mentre il luogo deve essere asciutto ma con qualche fonte di approvvigionamento di acqua, che non deve mai mancare, soprattutto nei periodi di forte calura.

Dato che le api temono i ristagni di umidità, si dovrà fare in modo, mediante cavalletti o semplici mattoni, di sistemare gli alveari a 30-40 cm dal suolo, che è, poi, anche la migliore altezza per lavorare con comodità. Le arnie devono essere in piano o, meglio leggermente inclinate in avanti, per assicurare una rapida espulsione della condensa e dei detriti; meglio se per questa operazione ci si munisce di livella. Un’ultima accortezza la si deve riservare alla linea di volo, ovvero quell’immaginario corridoio che le api disegnano con l’andirivieni dall’arnia. Per non rischiare di innervosirle, non la si deve mai occupare, cosa che succede sovente quando gli alveari si dislocano ai margini dell’orto e si devono compiere le rituali operazioni di vangatura o zappatura. Un modo per ovviare a questo inconveniente potrebbe essere quello di sistemare una siepe a qualche decina di centimetri dall’apertura di volo e costringere le api a delineare una traiettoria di volo più alta.

Esaminate le esigenze delle api, passiamo ora a quelle dell’apicoltore. Per agevolare il più possibile il lavoro, gli alveari vanno posti non lontano da casa e in un luogo pianeggiante, meglio ancora se ci si potesse avvicinare con l’automobile in quanto, durante il raccolto, si dovrà trasportare i melari colmi di miele che possono raggiungere anche i 20 kg l’uno.  Un occhio di riguardo va rivolto anche alle esigenze dei vicini per cui è meglio porre gli alveari ad una decina di metri dai confini e dalle strade e indirizzare la linea di volo verso altre direzioni, oppure innalzarla con siepi, cespugli o alberi. A fine raccolto un vasetto di miele sarà, comunque, un regalo sempre ben accetto.

La primavera è alle porte e, come ogni anno, ci stiamo apprestando al grande spettacolo della fioritura. Pensare che questa meraviglia della natura è il mezzo escogitato dalle piante entomofile per attirare i pronubi verso i propri organi di riproduzione e garantirsi così il diritto alla procreazione e alla conservazione della specie, può essere un motivo in più per amarli, rispettarli e… allevarli!

 

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