Partiamo con un’apicoltura più amichevole, a cominciare dalla scelta dell’arnia - La sciamatura

 

La sciamatura
L’impossibilità o, meglio, la difficoltà di contenere la sciamatura, potrebbe non essere un difetto  in assoluto, in quando è in rapporto al tipo di apicoltura che si desidera praticare. Infatti, gli apicoltori che usano gli alveari a favo mobile e fanno un’apicoltura professionale dedicano molto tempo per contenere la sciamatura, cercando di rallentare la naturale progressione della colonia togliendo api (con la produzione di pacchi d’ape) e/o asportando covata (per il pareggiamento delle famiglie e per la produzione sciami artificiali) e, alla fine, distruggendo le celle reali. Mentre gli apicoltori che utilizzano le “arnie del popolo”, esattamente come facevano coloro che allevavano le api in alveari a favo fisso, il loro tempo lo occupano raccogliendo gli sciami o, al massimo, sdoppiando le famiglie separando le due parti del nido. Insomma per i primi la sciamatura è una iattura, per i secondi, non dico una benedizione, ma senz’altro una caratteristica da salvaguardare. Se questo, poi, lo si mette in relazione ad una minore infestazione di varroa (anche di un terzo rispetto delle famiglie che hanno sciamato rispetto a quelle che non lo hanno fatto) il vantaggio risulta duplice.

 

Anche il metodo di smielatura, che può essere eseguita praticamente solo con una pressa, potrebbe non essere visto come un difetto in assoluto perché si riducono i costi, e si aumentano le quantità di sostanze insolubili presenti nel miele, soprattutto polline che da qualcuno potrebbe essere visto addirittura come una grande opportunità.

 

La varroa
Purtroppo l’arnia Warrè non elimina il problema della varroa benché, senza dubbio, lo mitiga. Chi afferma che le api libere di costruire i propri favi riescano a contenere la varroa, è in cattiva fede. Può essere, ma i dati in bibliografia sono contrastanti, che per motivi di microclima interno, per il fatto che costruiscono celle più piccole, per una maggiore sanità generale, un maggiore numero di api, una maggiore sciamatura e, quindi, un blocco naturale della covata, ecc. le api riescano a tollerare meglio la varroa, ma rendere superfluo il trattamento, senza il contemporaneo allevamento di regine che abbiano il carattere della tolleranza all’acaro, non è assolutamente possibile. A questo punto torna utile la possibilità di conoscere il tasso di infestazione di ogni alveare, ma di questo parlerò in un prossimo articolo. Ciò è utile sia a evidenziare le regine che hanno il carattere della tolleranza e, quindi, a favorire la loro riproduzione, sia a trattare le colonie che hanno un tasso di infestazione negli adulti intorno ad una soglia prefissata che dipende dal periodo dell’anno in cui ci si trova ad operare, dalla quantità di covata, dalla forza della colonia e, ma è poco ponderabile, dalla situazione sanitaria e dalla tolleranza genetica della famiglia.

 

Aspettando di poterla fare io questa foto così evocativa, l'ho presa in prestito dall'interessantissimo sito di Nicola: http://ortodicarta.wordpress.com/ Le patologie dell’alveare
Una delle più frequenti contestazioni a questo alveare, anche da parte di apicoltori professionisti che ben sanno qual è la maggiore causa di diffusione di malattie tra alveari, ovvero lo scambio di materiale biologico tra alveari diversi, è quello di non poter diagnosticare in tempo le malattie delle api. A prescindere dal fatto che le api si ammalano meno se lasciate in pace, se possono gestire da sole le malattie, se la cera viene sostituita frequentemente (ricordo, mai cera più vecchia di un anno), non è vero che non possono essere diagnosticate le patologie più gravi che sono quelle a carico della covata. Infatti i favi prodotti dalle api dentro “l’arnia del popolo”, sono poco più lunghi di 19cm e spesso la covata attraversa due corpi: è quindi piuttosto semplice dare uno sguardo alla covata osservandola dal basso. Se, poi, è proprio indispensabile visitare un favo, questo si può fare avendo l’accortezza di tagliare il breve cordone di cera con cui le api attaccano il favo alla parete del corpo dell’arnia.  

 

So per certo che in Italia ci sono già alcuni apicoltori che, magari solo con pochi alveari, si stanno dilettando con questo tipo di alveare, ma nel mondo sono già centinaia di migliaia gli alveari del popolo in produzione e il web è ricchissimo di siti interessantissimi da visitare.

Un buon 2011 a tutti, api comprese.

Marco Valentini

Alcuni link per saperne di più: 

http://blogdelleapi.wordpress.com/2010/07/27/arnia-warre-news/
http://ortodicarta.wordpress.com/2009/06/17/un-motobecane-nella-testa/
http://warre.biobees.com/index.html
http://thebeespace.net/warre-hive/
http://www.flypiedrahita.com/blog/?p=431

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