Avanti tutta con la distruzione della Ligustica... ma siamo diventati tutti matti?

Finora non mi ero mai occupato di selezione delle api se non in maniera teorica e in questo vecchio post ne spiego anche il perché: http://www.bioapi.it/tecniche-apistiche/225-cosa-penso-della-selezione. Allevando Apis mellifera Ligustica, universalmente riconosciuta come una delle api con caratteristiche tali da renderla tra le più adatte all'allevamento professionale, e per di più in Italia, mi sentivo in una botte di ferro.

Quando andai in Cina, per intenderci, tutti gli apicoltori locali mi sorridevano e mi davano considerazione per due motivi: il mio nome (Marco, perché stranamente tutti conoscono le avventure di Marco Polo), e perché l'Italia è la patria dell'ape che tutti loro allevano. Lo stesso Padre Adam, tanto idolatrato dagli allevatori della "migliore ape" nel suo libro "Apicoltura all'Abbazia di Buckfast" raccontava: "Devo forse sottolineare che se il nostro lavoro di sperimentazione (quello dell'abbazia sopracitata) è principalmente basato sulla varietà Buckfast, risultati in qualche maniera simili verranno conseguiti con la sostituzione di regine e fuchi di origine italiana". "Figuriamoci se a qualcuno viene in mente di allevare altro", mi dicevo. Siccome a più di qualcuno, purtroppo, è venuto in mente di allevare altro, e prima che la situazione sia del tutto incontrollabile (in alcune regioni italiane già lo è), vorrei correre ai ripari.

Sono un paio di anni, infatti, che negli alveari dell'azienda dove lavoro, malgrado una piccola autoproduzione di regine, piccoli acquisti da allevatori di Ligustiche e, per la maggior parte, affidamento all'auto-sostituzione e, quindi, alla fecondazione naturale, ci capita sempre più frequentemente di notare comportamenti non desiderati. A parte l'uniformità del colore delle api nelle colonie, che prima era la regola mentre ora sta diventando, soprattutto negli alveari che raccolgono in Toscana, l'eccezione (non è un problema in sé e per sé, ma il sintomo di qualcosa di più serio) mi preoccupano altre condotte, come la disomogeneità delle colonie all'uscita dall'invernamento.

Una certa disomogeneità l'abbiamo sempre considerata normale. Soprattutto nelle colonie di noi apicoltori biologici, a causa dei metodi di lotta alla Varroa utilizzati, avere un'uniformità di efficacia dei prodotti adoperati è piuttosto raro (Il resto lo fa il Nosema cerane... ).Tuttavia ora siamo arrivati ad un livello non più accettabile.

Segue il problema della prolificità delle regine: sempre più colonie, anche a seguito della loro sistemazione ad arte nel periodo primaverile (pre-produzione di acacia, per intenderci), rimangono al palo e producono sensibilmente meno della media. La covata risulta disomogenea e le api sembrano non rispondere velocemente ai cambiamenti dell'ambiente che ci si aspetterebbe soprattutto quando arriva il forte flusso nettarifero. Dov'è finita la proverbiale produttività della Ligustica? Soltanto 5 o 6 anni fa, quando partiva la produzione, tutti gli alveari dell'apiario rispondevano compatti e soltanto qualche raro alveare che aveva sciamato, non portava lo stesso numero di melari (pieni).

L'aggressività: ho lavorato in Albania, Ungheria e Romania con l'ape Carnica e so bene quanto può essere docile una colonia. La Ligustica può arrivare ad un comportamento simile, ma non è la regola. Fino a qualche anno fa, l'aggressività delle nostre api la si riscontrava solo nella prima primavera e in autunno, probabilmente perché la Ligustica non ama il raffreddamento del nido. Qualche alveare un po' più aggressivo c'era, ma era sopportabile. Da un paio di anni, per fortuna solo in pochissimi alveari, si nota un'aggressività esagerata, da api africane, per intenderci. Difficilissimo visitarle, anche coadiuvati da abbondante fumo.

È quindi evidente che, almeno in parte, le nostre api si sono ibridate. Ma con chi se non abbiamo mai fatto nulla che potesse mettere in pericolo la nostra volontà di allevare api di razza Ligustica e, meglio ancora, gli ecotipi locali? E' chiaro che molti degli apicoltori che allevano le loro api nei dintorni dei nostri apiari utilizzano altre razze o più probabilmente ibridi. Ma perché? Ci sono dei vantaggi ad utilizzare api diverse da quelle tipiche del territorio?

Ma vediamo in estrema sintesi cos'è un ibrido. L'ibrido è il discendente di due animali o piante di diversa razza, varietà, specie o genere. Ci sono vantaggi nell'uso di ibridi? Come in ogni cosa ci sono vantaggi e svantaggi e sarebbe intelligente valutare entrambe prima di decidere se utilizzarli dal punto di vista produttivo. Altrimenti si continua nel nefasto modo in cui ha finora ragionato l'umanità: prima agisco e poi cerco il modo di risolvere i problemi che causo, ovvero ciò che ci ha portato allo stato attuale di disastro ecologico.


Usare ibridi
, lo si sa da anni, porta ad un aumento di produzione perché si sfrutta il cosiddetto vigore dell'ibrido. Lo stesso Gregor Mendel (1822-1884), precursore della moderna genetica, conosceva il fenomeno (eterosi). Più due individui che si accoppiano sono distanti geneticamente, più la prole sarà vigorosa perché molti dei geni dei loro cromosomi, saranno costituiti da coppie di alleli diversi; il suo opposto è l'omozigosi, la cui massima espressione si ha quando due individui che si accoppiano sono imparentati.

Le api, per la loro peculiarità di animali aplo-diplonti rifuggono la consanguineità come la peste e, nella loro evoluzione, sono riuscite a mettere in atto dei comportamenti che cercano di impedire l'accoppiamento tra consanguinei: l'accoppiamento tra regine e fuchi avviene in volo ad una certa distanza dall'alveare d'origine della regina, in luoghi detti assembramenti di fuchi dove i maschi di tutti gli alveari della zona si riuniscono in migliaia; i maschi, nel momento degli amori, al contrario delle operaie, vengono tranquillamente accettati da ogni alveare e ogni maschio, nella sua vita, può allontanarsi dal proprio alveare d'origine per decine e decine di chilometri. Infine, ogni regina, durante il volo nuziale, viene fecondata da più fuchi, normalmente una quindicina. Per maggiori informazioni sul volo nuziale si può leggere questo post: http://www.bioapi.it/tecniche-apistiche/103-come-lo-fanno-le-api.

Il vantaggio che può ottenere un'azienda che usa ibridi è l'aumento di produzione per alveare, che può arrivare anche al 25% in più (paragonato con Ligustiche non particolarmente selezionate), se gli ibridi sono di buona qualità (probabilmente non con la pseudo Buckfast venduta a 12 euro, per intenderci). Inoltre un ibrido ben fatto (che difficilmente può costare meno di 50 euro) sarà molto docile e avrà una scarsa tendenza alla sciamatura. Anche queste due caratteristiche hanno una forte ripercussione economica perché con api docili e con scarsa attitudine alla sciamatura aumenta la velocità di visita, permettendo all'azienda di gestire un maggior numero di alveari, con conseguente aumento della produzione aziendale. Da non sottovalutare, poi, che con l'uso degli ibridi diminuisce la necessità che il personale addetto alla visita degli alveari sia particolarmente esperto, per cui le aziende che allevano molti alveari possono risparmiare acquisendo manodopera a basso costo, non particolarmente specializzata. Anche le aziende giovani posso risparmiare potendo saltare, almeno in parte, il lungo, complesso e costoso periodo di formazione.*

*Attenzione, però, qualora si presenti un imprevisto, ad esempio una esagerata voglia di sciamare (scarsa tendenza alla sciamatura non vuol dire assenza totale di sciamatura), non si sa più dove sbattere la testa e si paga il conto di non aver imparato a contenerla. Sono, naturalmente, i lavoratori a contratto in aziende di grandi dimensioni (pagati molto poco e, quindi, poco specializzati) a pagare le conseguenze di responsabilità che non sono le loro.

Ma se diffondiamo solo queste informazioni, in altre parole i vantaggi, è chiaro che moltissimi potrebbero pensare di sostituire le loro regine con degli ibridi e, anzi, sarebbero stupidi a non farlo. Veniamo, ora, agli svantaggi, così la decisione sarà più ponderata.

Nel farlo, però, ometterò di parlare di tutti i danni etici che stanno dietro l'adozione degli ibridi o altre razze che non siano la Ligustica, che saranno messi in conto alla collettività - anche se li ritengo di grande importanza - perché dovrei far riferimento a concetti come quello di "bene comune", alla distruzione di biodiversità e al fatto che chi si prende la libertà di utilizzare gli ibridi o altre razze, impedisce a chi non li vuole utilizzare, la stessa libertà. I fuchi figli delle regine di altre razze o ibride infatti, fecondano anche le mie regine Ligustiche, come ho detto in precedenza. Non mi dilungherò su questo perché viviamo in un momento storico di esasperazione dell'individualismo in cui tutto questo sembra non contare, e ci stiamo comportando (non solo in apicoltura) come se ad abitare la Terra dopo di noi non ci fosse nessuno altro.

Non parlerò neppure del fatto che la legge n. 313 del 24 dicembre 2004 tutela la Ligustica e tutte le razze presenti in zone di confine e gli ecotipi locali o che il Decreto Ministeriale n. 18354 del 27 novembre 2009 impone agli apicoltori biologici di “privilegiare le razze autoctone secondo la loro naturale distribuzione geografica: Apis mellifera Ligustica, Apis mellifera sicula (limitatamente alla Sicilia) e, limitatamente alle zone di confine, gli ibridi risultanti dal libero incrocio con le razze proprie dei paesi confinanti”. Mi soffermerò solo sulle questioni che hanno una certa valenza economica per l'azienda.

Alcune premesse, prima di entrare in argomento, sono, però, d'obbligo. Ogni tipo di selezione (anche quella che si compie sulla stessa Ligustica, “in purezza”) è sempre negativa per la natura perché riduce la biodiversità: da una popolazione di alveari, il selezionatore ne prenderà pochissimi e li moltiplicherà a dismisura perché, ad esempio, producono più miele. Ma alla natura non importano le performance ma solo la sopravvivenza della specie. ovvero non tanto il fatto che una famiglia d'api produca 5 kg di miele in più sulla fioritura dell'acacia, ma che sappia resistere all'aggressione di un parassita o di un batterio. Questo è importante a maggior ragione in un momento in cui non esiste quasi più una popolazione di alveari naturali, in seguito alla diffusione della Varroa. Chi dice di amare la Natura, lo sappia...

Ogni qual volta sentirete parlare di differenze di performance tra ibridi e Ligustica, sappiate che non sarebbe corretto perché si raffrontano le performance di individui super selezionati e non. Tanto è vero questo che negli Stati Uniti, la patria dell'apicoltura industrializzata, la maggior parte degli apicoltori utilizza varie linee di Ligustica super selezionate (magari utilizzando gli ibridi interrazziali) - trovandole, evidentemente, capaci delle migliori performance - e solo pochi si sono fatti abbagliare dagli ibridi.

Cosa intendiamo per ibrido in apicoltura. Quando si parla di ibrido in apicoltura si parla perlopiù dell'incrocio tra differenti razze a volte di linee all’interno della stessa razza. Spesso sentirete parlare d'ibrido e Buckfast come sinonimi, ma la Buckfast è soltanto l'ibrido più famoso, quello creato da Padre Adam (Karl Kehrle, un monaco benedettino nato a Mittelbiberach in Germania nel 1898 ma vissuto soprattutto all'abbazia di Buckfast in Inghilterra). Sia la Buckfast che qualsiasi altro ibrido ha la Ligustica (per la parte materna e, a volte, paterna) come razza base per ogni selezione.

Qualità della Ligustica che la rendono la razza presente in ogni ibrido. Traggo la sintesi da quanto riporta Padre Adam nel suo "La selezione delle api" Ed. Montaonda pag. 140-141, così non potrò essere tacciato di faziosità: "Dal punto di vista commerciale e della selezione, il valore della Ligustica consiste in una felice sintesi di un gran numero di caratteristiche di pregio. Tra queste possiamo nominare l'industriosità, la docilità, la fertilità e la riluttanza a sciamare, l'impulso a costruire favi, gli opercoli bianchi per il miele, la disposizione a entrare nei melari, la pulizia, la resistenza alle malattie e la tendenza a raccogliere miele floreale piuttosto che melata [...] per un'altra caratteristica la Ligustica si è dimostrata eccezionale, ed è la sua resistenza all'acariosi...". A quanto detto da Padre Adam aggiungo soltanto la facilità di manipolazione: scambiare favi di covata, api e miele tra le colonie di Ligustica non è mai un problema, mentre lo è spesso con gli ibridi.

Svantaggi della Ligustica per cui qualcuno pensa di sostituirla con ibridi o altre razze. Anche in questo caso cito la"La selezione delle api" di Padre Adam, pag. 141: "[La Ligustica] ha scarsa vitalità ed è incline ad allevare troppa covata [...] Ha anche tendenza alla deriva, che è causata da uno scarso senso dell'orientamento...". Questo secondo difetto, che ho constatato personalmente, è rilevante solo quando si pratica il nomadismo dato che in alveari stanziali nessuno lo nota (probabilmente per un rimescolamento che da risultato zero) se non nel primo e ultimo alveare della fila - di norma i più produttivi - qualora si tengano in lunghe file. In caso di nomadismo è facile superare il problema interrompendo spesso le file (es: ogni 4 alveari) o disponendo gli alveari in maniera non regolare, ad esempio a ferro di cavallo o in semicerchio.

Svantaggi nell'uso di ibridi. Gli ibridi (quelli ben fatti) aumentano la produzione media dell’azienda apistica perché sfruttano l’eterosi, che però accentua non solo i caratteri ritenuti positivi, ma anche quelli negativi. L’alto costo degli ibridi dipende molto dall’enorme lavoro preparatorio (per quanto detto prima, non è possibile, utilizzare ibridi di prima generazione) che non di rado prevede il ricorso alla fecondazione artificiale, e/o a stazioni di fecondazione isolate o addirittura poste su isole. Ma gli ibridi, per loro natura, danno il massimo delle performance soltanto nella generazione di loro introduzione nell’alveare ed è sconsigliato lasciar sostituire la regina all’alveare che ne è fornito. Questo perché si avrebbe una diminuzione della produzione e si manifesterebbero dei gravi difetti come un esagerato aumento dell’aggressività e della sciamatura. Quindi vanno sostituiti tutti gli anni, con conseguente aumento delle spese (circa 50 euro per alveare) e di manodopera considerando il tempo necessario per cercare le regine ibride e sostituirle. Inoltre, ci si rende "schiavi" degli allevatori di ibridi, che sono gli unici ad avere un reddito assicurato. Tornare indietro nella scelta non sarà semplice perché una volta geneticamente “inquinato” l’areare di allevamento, sarà possibile ripristinarlo soltanto dopo anni e anni di nuovo passaggio alla Ligustica.

Le api figlie di regine ibride, soprattutto Buckfast, possono essere delle pessime costruttrici di favi e, per farle diventare davvero delle campionesse di raccolto, non le si può lasciare con le scorte nel nido. Questo crea dei problemi come, ad esempio, dover lavorare con un basso numero di favi nel nido e conseguente alto rischio di diventare dipendenti dell’alimentazione. A parte le motivazioni etiche che stanno dietro l’alimentazione forzata delle colonie con zucchero (abbiamo promesso che non le tenevamo in considerazione), non si possono sottacere gli enormi costi non solo di zucchero (in fondo costa molto meno del miele) ma di manodopera. Infatti lo sciroppo va preparato e somministrato. Anche se le colonie fornite di ibridi viaggiano sempre con un nutritore a tasca che serve anche da diaframma, è chiaro che nutrire costa molto in tempo e in spostamenti per raggiungere l’apiario.

Inoltre, gli ibridi possono essere creati fintanto che esistono linee di razza pura da cui partire, ma se in Italia si inquinano geneticamente tutti gli areali con l’introduzione di razze non autoctone e ibridi, dove troveranno gli allevatori di ibridi le Ligustiche per crearli? Naturalmente ci saranno dei divieti a introdurre in alcuni areali delle razze diverse o ibridi (come già esistono) ma sappiamo come vanno a finire queste cose (introduzione della Varroa anche nelle isole e arrivo dell’Aethina tumida in Calabria), senza parlare dell’assurdità di vietare in un piccolo areale l’introduzione di razze alloctone e ibride e liberalizzare ogni cosa nel resto del territorio.

La pratica di sostituire gli ecotipi locali con ibridi porta ad un "inquinamento" genetico che impedisce di tornare indietro (la Natura non ha i tasti Ctrl + z che pigiati ci permettono, dopo un errore che potrebbe essere fatale col nostro computer, di tornare alla situazione precedente).

E dire che con una sistemazione ad arte degli alveari in primavera e con una conduzione oculata, si potrebbero raggiungere gli stessi risultati economici, mah!

Cosa fare per ricorrere ai ripari. Intanto nella nostra azienda abbiamo deciso di incrementare l’allevamento interno di regine. Abbiamo già trovato un paio di stazioni di fecondazione sufficientemente isolate e partiremo a breve con l’analisi biometrica delle colonie che negli ultimi due anni ci hanno dato le migliori soddisfazioni. Vedremo come queste famiglie usciranno dall’inverno e le prenderemo come produttrici di madri (regine) e padri (fuchi) per rimpiazzare le regine che hanno dei comportamenti anomali.

A livello nazionale, invece, auspichiamo che si moltiplichino sempre più iniziative come quella della Riserva Naturale Regionale Monti Navegna e Cervia (http://www.apicoltorialtolazio.it/news.php?31-08-2015-Comunicato-stampa---Dove-vola-SOLO-la-ligustica-194) che ha posto il divieto d'allevamento e d'introduzione di specie diverse dall'Apis mellifera Ligustica in tutto il territorio della Riserva. Del resto la Legge quadro sulle aree protette la n. 394 del 6 dicembre 1991, in una certa misura tende a tutelare le specie che si trovano all’interno dei Parchi. Probabilmente almeno sulla necessità di allevare la Ligustica all’interno dei parchi si potrebbe trovare l’unanimità dei consensi, anche quello degli allevatori degli ibridi che, così, sapranno dove recuperare un po' della preziosa biodiversità che stanno distruggendo, quando ne avranno bisogno.

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Commenti   

0 # Carlo50 2015-10-16 07:56
Ciao Marco, a seguito di quest’articolo e della tua esperienza presso un allevatore di regine BUCKFAST che io ritengo appropriato chiamarle semplicemente IBRIDI in Germania, vorrei segnalarti un’iniziativa lanciata insieme all’amico Fabrizio:
http://apicoltura.mastertopforum.net/progetto-di-selezione-ligustica-vt3938.html
Buona giornata e w la Ligustica.
Carlo Petrella
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0 # sergio notav 2015-10-07 14:36
Ciao, mi chiamo Sergio e sono un apicoltore della val di Susa che si sta affacciando al mondo dell'apicoltura professionale e seppur con sole 60 famiglie mi sono fatto delle idee in merito a razza pura, selezione e ibridi,sarei felice di mettere queste mie idee in discussione in quanto mi sembra che in apicoltura nessuno abbia la verità in mano (tanto meno io) e che ogni sistema di allevamento deve poi adattarsi alle condizioni climatiche particolari, ai desideri e al carattere dell'apicoltore.
Chi mi ha "iniziato" ad un'apicoltura "razionale" mi ha introdotto nel mondo delle api "Bukfast", sentendo numerose perplessità da parte degli apicoltori più esperti e più anziani ho intrapreso un attento studio dei libri di Padre Adam e sulla natura delle api. Il primo punto che mi è saltato agli occhi è l'orrore che le api provano per la consanguineità e di conseguenza per la purezza della razza, va da se che l'ibridazione di questa non è altro che un'assecondare la natura stessa delle api, immagino inoltre che i rimescolamenti umani in atto vadano di pari passo con i rimescolamenti delle api, io se fossi un apicoltore curdo due regine del mio apiario in tasca proverei a portarmele o a farmele spedire...
in poche parole mi sembra anacronistico cercare di mantenere razze pure, senza considerare che la purezza che noi intendiamo non risale certo a più di 150 anni... Per quanto riguarda l'alimentazione vorrei capire se, al di là del punto di vista economico, lo zucchero sia così nefasto in quanto riusciamo a dosarne con maggiore precisione il valore energetico, otteniamo un prodotto privo di scorte e possiamo influenzare l'andamento della deposizione, è vero che dipendiamo dall'industria e questo non è bello...
Anche se mi rendo conto di essere troppo prolisso vorrei ancora dire due parole sui selezionatori: un apicoltore poco esperto come me non credo abbia alcuna possibilità di successo come selezionatore, affidarsi all'autoproduzione di regine è un terno al lotto, il lavoro richiesto per l'allevamento delle api è tanto rispetto al guadagno che queste danno dunque se qualcuno si impegna a produrre linee geneticamente più inclini a soddisfare le nostre esigenze non vedo nessun male nel pagarlo per permettergli di continuare e migliorare la propria attività. Ti ringrazio per l'impegno che metti nel mantenere questo sito e per le preziose informazioni che metti a disposizione... Cordialmente Sergio
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-1 # Marco Valentini 2015-10-07 17:16
Caro Sergio, grazie della tua garbata risposta al mio articolo.
Tu pensi che un selezionatore sia capace di creare una regina le cui figlie sono capaci di "adattarsi alle condizioni climatiche particolari, ai desideri e al carattere dell'apicoltore". Io credo di no, sicuramente non può farlo in maniera stabile. Non stiamo allevando mammiferi che cambiano generazione molto lentamente e, per di più, è possibile indirizzare facilmente la loro fecondazione.
L'ape ha certamente orrore per la consanguineità ma non certo per la razza pura. Inoltre, razza pura è un nome che ha dato l'uomo, ma in realtà non esiste in natura, altrimenti l'ape non si sarebbe salvata dalla consanguineità. Diciamo che ama la biodiversità e l'ibrido è quanto di meno attinente alla biodiversità e quanto di più distante dalla naturalità possa esistere; se facciamo incrociare ligustiche e carniche facciamo compiere un salto di centinaia di chilometri almeno ad un attore in causa che in natura non avverrebbe mai (se non vicino ai confini).
Se un apicoltore curdo si porta un paio di regine, non è detto che faccia una cosa buona per le api e, comunque farebbe un danno commisurato al numero di regine che si porta dietro.
Per quanto concerne l'alimentazione, nefasto è una parola grossa; diciamo che ammesso e non concesso che si sappia calibrare bene l'alimentazione artificiale delle api, se fatta in maniera sistematica rende necessaria anche un'alimentazione proteica (quali proteine scegliamo e come le somministriamo?).
L'ambiente dice alle api che non c'è cibo e noi le alimentiamo e forziamo l'ambiente; è un bene per le api? in se e per se, no; quindi è un bene per l'apicoltore, ok. Nella nostra azienda l'alimentazione artificiale non viene praticata negli alveari in produzione; solo qualcosina di candito ai nuclei tardivi che, per responsabilità nostra, non hanno fatto scorte sufficienti. Poi diamo dello sciroppo alle poche famiglie asportate se c'è assenza totale di raccolto per la siccità.
Ultima parola sulla organizzazione aziendale che si approvvigiona all'esterno delle regine selezionate. Io non credo alla selezione e il link nell'articolo spiega anche il perché; so solo che per 35 anni non abbiamo dovuto acquistare le regine per produrre più miele perché il nostro modello di allevamento già arrivava a buone produzioni con tecniche apistiche a volte soft a volte un po' meno (inibizione della sciamatura) e, in più, avevamo la fortuna di operare in Italia dove la Ligustica è già in grado di raccogliere abbondantemente. A me sembra che quando uno dice "io non posso farlo, non ho le capacità, non ho il tempo" bisognerebbe rispondere: "ma l'ape che c'entra in tutto questo?". Siccome non puoi farlo, allora bisogna accettarlo? Non so, bisogna vedere di volta in volta. Intanto adoperati per arrivare al massimo, interferendo il meno possibile, anche perché non siamo l'ultima generazione che calcherà la Terra.
Io non ho nulla contro gli allevatori di regine, ma sappi che le api si adattano al tuo modo di condurre una azienda e quando immetti una nuova regina immetti un individuo che è adattato al sistema di lavoro dell'allevatore di regine e poco al tuo.
Grazie per i compimenti, ci fanno molto piacere!
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