| Cosa penso della selezione |
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| Scritto da marco valentini |
| Venerdì 28 Gennaio 2005 15:20 |
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Questa scritto deriva da una mail che scrissi, ormai più di 6 anni fa, all'amico Paolo Faccioli che curava uno dei forum dell'UNAAPI e chiedeva una mia considerazione sulla selezione delle api.
Paolo mi spinge in tutti i modi a prendere parte ad una discussione del forum che non mi appassiona, ovvero quella sulla selezione; quindi lo accontento più per amicizia, perché non ritengo, con il mio contributo, di portare una qualche utilità al dibattito; innanzitutto mi risulta difficile tradurre in parole il mio pensiero, che so non essere molto popolare e mi rompe faticare senza una qualche contropartita (non mi piace combattere contro i mulini a vento) e, in ultimo, sono certo, che mi farò anche qualche nemico. Forse l’intento di Paolo è proprio questo, ma lo perdono da subito.
Sulla selezione, in questi anni, ho cambiato idea passando dal giovanile entusiasmo per quello che può fare l’uomo per migliorare la natura ad una più saggia e senile consapevolezza che non possiamo migliorare un bel cavolo di nulla e sarebbe meglio che ci astenessimo (lo dico sapendo che non lo faremo mai), visto i gravi danni che ha provocato il nostro agire sul futuro del mondo (non dico dell’umanità, perché è ormai chiaro che questa è segnata da tempo).
Se proprio la devo dire tutta (e qui mi faccio i miei primi nemici) ritengo coloro che si occupano di selezione (con in testa i fautori degli OGM) l’esempio più lampante della tesi suggestiva di Feuerbach ovvero che l’uomo ha creato dio a sua immagine e somiglianza, rimandando ad una vita futura i suoi legittimi desideri di amore, ragione, e giustizia. L’uomo ha un grave difetto, per così dire, genetico; una volta che prende una strada, non è più capace di guardarsi indietro per capire se la scelta è stata giusta e, allora, si autoconvince, utilizzando l’altra tara genetica che ci portiamo dietro che è la (pseudo)intelligenza, che l’umanità, nel tempo, ha fatto grossi passi avanti. L’errore primordiale è stato quello di abbandonare la natura nomade (circa 10.000 anni fa), cominciando ad interferire sulla natura con la selezione. Fino ad allora l’unica selezione esistente era quella naturale ovvero il fenotipo perdente ci lasciava le penne, eliminando così i geni o associazioni di geni non adeguati. Da allora in poi l’uomo ha sempre combattuto questa legge naturale facendola diventare, addirittura, immorale (i miei amici non si allarmino: è immorale anche per me far morire qualcuno “solo” perché non sopravviverebbe in natura, gruppo al quale anch’io, del resto, faccio parte). Da quando si è fermato nelle valli dei grandi fiumi, l’uomo ha cominciato a selezionare individui che rendevano più facile e remunerativo la loro coltivazione o allevamento evidenziando anche l’altro grosso problema seminascosto dell’umanità, ovvero la questione demografica; basta dire che per raggiungere il primo miliardo di esseri umani su questa terra è occorso un periodo lungo quanto quasi tutta la sua storia, c'è voluto solo un po' più di un secolo per raggiungere il numero di due miliardi, nel 1930. Il terzo miliardo è sopravvenuto in appena 30 anni, ed il quarto in soli 15 anni. Attualmente stiamo producendo un altro miliardo di persone ogni 12 anni senza parlare delle proiezioni future che indicano un aumento catastrofico.
Il difetto del selezionatore è quello di tenere in cosiderazione solo poche della miriade di variabili che entrano in gioco nella selezione. Infatti quando seleziona un carattere che sembra positivo non riesce a capire subito se si porta dietro alcuni altri negativi. Inoltre facciamo finta di non sapere che oggi selezioniamo un carattere perché ci sembra positivo ma potrebbe non esserlo più tra qualche anno e, anzi, particolarmente negativo. Ad esempio per anni si sono selezionate le colonie che trasmettevano la caratteristica della sciamatura; oggi esattamente l’opposto. E, poi, c’è una questione di carattere generale: grazie alla preponderanza che ha, nella nostra società, la questione economica (tanto che non pochi produttori ormai affermano chiaramente che il fine delle aziende non è più quello di produrre prodotti ma denaro) non è insensato sostenere che alcuni selezionatori tendono a nascondere gli effetti negativi della selezione; quindi anche quando si scoprono le controindicazioni della selezione di un carattere, si tende a nasconderle o ad occultarle. Il caso degli OGM è solo il più eclatante, ma anche il nostro settore non è immune. Mucca pazza, polli alla diossina, uso sempre più massiccio di pesticidi, e chissà che altro ci riserva il futuro, altro non è che l’altra faccia della stessa medaglia che si chiama capitalismo al suo ultimo stadio ovvero liberismo.
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