Se si è punti da un'ape

“Non c’è rosa senza spina e non c’è ape senza pungiglione”, ci diceva la nostra nonna. Ed ef­fettivamente, se vogliamo produrre miele, dobbiamo pagare lo scotto di qualche puntura. Cosa fare in questo caso? Innanzitutto cerchiamo di evitarle. La prevenzione inizia dall’abbigliamento (tuta, maschera ed un paio di guanti), che deve essere di colore chiaro meglio se bianco o giallo e finire con il rispetto di alcune norme di comportamento: gli al­veari vanno sempre aperti dalla parte posteriore e mai si deve occupare il corridoio di volo delle api. I gesti devono essere calmi, mai bruschi, ed si deve evitare qualsiasi tipo di ru­more molesto, soprattutto quelli sordi.

Se, malgrado queste accortezze, riceviamo una puntura, la prima cosa da fare è estrarre il pungiglione; ciò va fatto con l’unghia del pollice e mai prendendolo con le dita perché, al­trimenti, finiremo di iniettarci il veleno che è contenuto nella sacca velenifera. Si troverà sollievo dall’apposizione di una parte metallica fredda; molti consigliano  di spalmare, sulla parte offesa, un po’ di pomata antistaminica. Inevitabilmente, almeno i primi due o tre anni, alla puntura seguirà il gonfiore che scompare, di norma, dopo circa un giorno. La cosa cam­bia nel caso siate allergici (eventualità rara ma possibile): il gonfiore si estenderà a tutto il corpo, così il prurito. In questo caso meglio andare velocemente al pronto soccorso per le terapie del caso (a base di cortisonici o adrenalina) e rinunciare, seppure a malincuore, a di­ventare apicoltori.

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