“Non fare mai in azienda ciò che non puoi raccontare ai tuoi clienti”. Siamo tutti d’accordo?

“Non fare mai in azienda ciò che non puoi raccontare ai tuoi clienti”. Siamo tutti d’accordo?

apiario di pelingoDomenica prossima ci sarà un incontro tra apicoltori biologici ad Urbino che spero possa essere finalmente utile a fare il punto su un movimento che ha perso di vista, a mio avviso, i suoi valori fondanti.

Quando più di 30 anni fa intrapresi la strada del biologico – stiamo parlando di un periodo in cui l’apicoltura non era neppure normata – la mia adesione al bio, così come quella della stragrande maggioranza delle aziende, era figlia della nostra passione nel cercare di trovare una strada praticabile verso un tipo di agricoltura sostenibile.

Qualche anno dopo, tutte queste aziende pioniere si incontrarono a Rimini provando a trasformare il proprio modo di lavorare con le api sotto forma di norme utilizzabili da chiunque volesse seguire lo stesso cammino. Tra i principi ispiratori che spingevano molte aziende ad aderire a questo nuovo modello di agricoltura solo secondariamente si ritrovava quello economico; lo scopo principale era innanzitutto quello di dimostrare che un’altra via era possibile.

In quella riunione i rappresentati degli apicoltori a livello nazionale cominciarono a storcere il naso alla vista di una regolamentazione così ferrea perché, dicevano, se non viene cambiata questa o quella norma, allora gli apicoltori professionisti non potranno aderire al disciplinare che norma l’apicoltura biologica. E così, deroga su deroga, allentamento su allentamento, si è arrivati al punto in cui siamo giunti ora in cui, praticamente, le differenze con l’apicoltura convenzionale si sono così affievolite che quasi non esiste più differenza. Se a questo si aggiunge il fatto che molte aziende bio, in fatto di alimentazione e allevamento di api dei soli ecotipi locali non seguono più il disciplinare (anche perché gli organismi di controllo non controllano tutti i punti del disciplinare) ecco che oggi il marchio bio ha perso molta della sua credibilità. Ma non basta perché a gran voce molte aziende che vogliono le mani più libere chiedono di cambiare il regolamento lì dove le norme cozzano con la possibilità di incrementare il reddito aziendale.

A questo punto l’unica regola che mi sento di proporre è quella che dice di non fare mai in azienda ciò che non puoi raccontare ai tuoi clienti e vediamo chi ci sta.

Vuoi tagliare le ali alle regine in modo che il controllo della sciamatura sia più economico? Bene, ma se lo sai spiegare al tuo cliente.

Vuoi alimentare a manetta gli alveari per renderli più produttivi nella maniera più economica possibile? Certo, ma poi abbi il coraggio di farne una bandiera. Oggi come oggi esiste una inaccettabile concorrenza sleale tra aziende borderline che si comportano spavaldamente con le regole del biologico e quelle ligie al regolamento. In questo modo si rischia che le aziende migliori (ovvero quelle trasparenti e rispettose delle leggi) escano dal mercato per i maggiori costi di produzione.

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Commenti   

0 # Claudia Maria 2017-03-29 20:41
Purtroppo il marchio bio ultimamente è di moda e i fruitori del miele non sanno che le maglie del bio sono molto larghe!
La mancanza di serietà è degli organi di controllo ,oltre che dei produttori,entrambi troppo impegnati alla ricerca del massimo profitto!
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