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Il processo di lavorazione
La mia azienda

In questo momento sto allevando circa 300 alveari per una produzione media di circa 90 q.li di miele/anno.
Gli alveari sono tutti situati in collina, lontano da fonti d’inquinamento di qualsiasi genere (strade, autostrade, industrie, laboratori artigianali, allevamenti d’animali, agricoltura convenzionale, ecc..) e le colloco all’interno d’aziende di amici che coltivano rispettando i criteri dell’agricoltura biologica. I nostri alveari si trovano nelle Marche, nel comune di Urbania, di Acqualagna (la città del tartufo), in Toscana a Caprese Michelangelo (paese natale di M. Buonarroti), a Pistoia (dove produco l’acacia), a Loro Ciuffenna, e ad Aboca, in un’azienda locale di piante officinali, mentre l’eucaliptus lo produco nelle vicinanze di Talamone (Gr) con alveari nomadi.

Quando sposto gli alveari la partenza è prevista prima del sorger del sole e in primavera/estate, quindi, verso le quattro del mattino; il carico degli alveari è disposto per lo più su un carrello attaccato al mio fuoristrada pick up. Ne riesco a sistemarne fino ad un numero massimo di 40, ma col melario; dopo circa 25-30 giorni intervengo con il soffiatore per togliere i melari. Li trasporto nel laboratorio e verifico immediatamente il livello d’umidità. Se è corretta (< di 18%) smielo subito. Se non è adeguata, utilizzo un deumidificatore d’ambiente per abbassarne il livello. Infatti, un eccesso d’umidità comprometterebbe la conservazione e quindi la qualità del prodotto, generando eventuali processi di fermentazione. Dopo aver sottoposto i melari all’azione dello smielatore (forza centrifuga senza uso del calore), lo filtro e lo trasferisco in un decantatore (maturatore) che permette, per via del suo alto peso specifico, di eliminare le impurità e l’aria. Dopo circa un mese il prodotto viene confezionato.

Ogni volta che le api riempiono un melario di miele, è come se si compisse un miracolo, Infatti, l’elemento principale che ne favorisce la produzione è la presenza del nettare nei fiori che a sua volta è il risultato di un equilibrio delicatissimo: umidità del terreno, vitalità della pianta, umidità dell’aria, assenza di pioggia o di vento o di eccessivo caldo. Tutti fattori che si devono perfettamente armonizzare per consentire al nettare di formarsi e alle api di raccoglierlo. In questi ultimi dieci anni il nostro lavoro ha pesantemente risentito dei cambiamenti climatici in atto e di nuove malattie che, a causa di sconsiderate trasporti di alveari, hanno raggiunto sia il vecchio che il nuovo continente. Infatti, se nel passato la media del raccolto per alveare era stata non meno di 30 kg (con punte di 50 kg) ad alveare, in questi ultimi anni con difficoltà sono riuscito a superare la media di 20 kg di miele per alveare.    

 

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