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I primi passi

La decisione è ormai presa, radunati tutti i familiari attorno ad un tavolo, si dà il fatidico an­nuncio: “da quest’anno il miele non si compra più, ce lo produciamo noi!” Certo tra il dire e il fare c’è di mezzo tutto un universo nuovo da scoprire ma, se è vero che in apicoltura non bisogna mai essere superficiali ed avventati, bensì rispettosi di una società affascinante che ubbidisce a precise regole, è anche vero che l’esitazione, al contrario, è cattiva consi­gliera. Infatti le api, pur continuando a rimanere animali selvatici, per nostra fortuna sanno sopportar bene i nostri primi, inevitabili errori, riuscendo a ristabilire in qualche giorno il loro equilibrio.

Da queste pagine, cercheremo di condurvi per mano verso un allevamento senza rischi; tuttavia la conoscenza di qualche apicoltore, sarà sicuramente di aiuto, almeno per i primi tempi. Guai, però, a prendere per oro colato tutto ciò che loro ci diranno: l’esperienza, in questo lavoro, è molto importante, ma non è tutto.

Intanto preoccupiamoci del primo problema: ossia dove acquistare le famiglie. Per questo c’è un numero di telefono (06/6877175 - 6852276) che corrisponde alla segreteria della Federazione Apicoltori Italiani, la maggiore organizzazione sindacale degli apicoltori, che è sempre disponibile a comunicarvi gli indirizzi degli apicoltori produttori di api a voi più vicini o, in alternativa, la loro associazione che fa capo alla vostra provincia.

Prima di contattare l’apicoltore, è bene sapere che non si devono acquistare api prove­nienti da sciami naturali; infatti esse sono, spesso, il frutto di una involontaria selezione di famiglie che sciamano facilmente, il che va bene per colui che le vende, ma non per chi ha deciso di produrre miele. Questa caratteristica, infatti, la mantengono a lungo e, invece di occuparvi della produzione del nettare degli dei, sarete costretti ad attività meno entusia­smanti, come correre dietro agli sciami.

Ciò non vuol dire che se avete un amico apicoltore intenzionato a farvi dono di uno sciame, voi non lo dobbiate accettare. Sappiate, però, che al più tardi nella primavera successiva, per ovviare ai problemi che abbiamo accennato in precedenza, sarà opportuno cambiare la regina.

Pretendete, quindi, sempre sciami (o nuclei) artificiali. Essi sono composti da cinque o sei favi (o telaini) pieni di api, covata, scorte di miele e polline. Chiedete, inoltre, che siano privi di malattie e che la regina sia marcata. L’apicoltore, preventivamente, le tingerà il to­race con uno speciale smalto il cui colore identifica l’anno di nascita e, cosa da non sottova­lutare, la rende subito visibile ai vostri occhi quando visitate l’alveare. Il costo del nucleo varia dalle 80.000 alle 110.000 lire e la cassettina (o arnietta), dopo circa una settimana va restituita all’apicoltore. Alcuni di loro, invece, la comprendono nel prezzo; se è in buono stato, potrebbe essere utile, negli anni seguenti, per raccogliere degli sciami o anche per fare noi stessi, perché no, dei nuclei artificiali.

Ora non vi resta altro che chiamare l’apicoltore e assicurarvi che sia in grado di garantire un prodotto di qualità, al giusto prezzo e pronta consegna. Munitevi di un portabagagli e par­tite alla volta dell’azienda apistica; se proprio non vi fidate, è possibile chiedere all’apicoltore di mostrarvi i nuclei. In questo caso, però, dovete tornare a prenderli il giorno successivo, in quanto le arniette devono essere chiuse quando tutte le bottinatrici sono ri­tornate a casa: la sera tardi o la mattina prima dell’alba.

Un’ultima accortezza: tra il luogo dove il nucleo viene prodotto e quello che avete deciso essere la postazione definitiva devono intercorrere, in linea d’aria, almeno tre chilometri: è questo, infatti, il raggio d’azione delle api. Se non viene rispettato, tutte le bottinatrici fa­ranno ritorno alla vecchia postazione, pregiudicando il raccolto.

Acquistati i nuclei, poneteli davanti, o anche sopra, alle arnie che dovete popolare cosic­ché, affumicatore alla mano ed equipaggiati di maschera e guanti, sarete finalmente pronti ad avere il primo contatto con le vostre nuove amiche. La porticina va aperta gradatamente, indirizzandole contro due o tre “buffatine” di fumo per tenere calme le api, innervosite dal trasporto.

Dopo circa due giorni - nel frattempo le bottinatrici avranno imparato ad orientarsi nel nuovo territorio - e in una bella giornata di sole, il nucleo può essere travasato nella sua fu­tura dimora: si pone il cassettino a fianco dell’arnia che è stata preventivamente privata di tetto, coprifavo, melario e telaini; quindi lo si apre con l’aiuto dell’affumicatore e della leva. Prima “si fa sentire” il fumo dalla porticina; poi, dopo alcuni secondi si comincia ad alzare il coprifavo - in maniera dolce, per non innervosire le api - e, contemporaneamente, si intro­duce del fumo questa volta dall’alto. Eliminato il coprifavo, dovete distanziare di qualche millimetro il telaino adiacente a quello che avete deciso di estrarre (è possibile cominciare sia da destra che da sinistra). In questo modo si evita che, durante l’operazione, si tocchino le cellette frontali dei due favi, facendo colare miele e si elimina anche il rischio di uccidere delle api. Preso il primo favo, lo si pone nella medesima posizione all’interno dell’arnia (attenti a non girarlo). A fianco ad esso, si introduce un foglio cereo, poi tutti i favi del nu­cleo. Ogni qualvolta estraete il favo, fate sempre precedere questo gesto da due o tre colpi di affumicatore; nel frattempo cercate di scorgere la regina che non deve rimanere nel cas­settino, ormai privo di favi. Dopo aver introdotto nell’arnia l’ultimo telaino, accostategli il diaframma. Quindi, con alcuni colpi secchi, scuotete le api rimaste nel cassettino sopra l’arnia, date ancora due o tre buffate di fumo e mettete sopra l’arnia l’escludiregina e quindi il melario, completo di telaini e foglio cereo. Infine chiudete l’arnia e ponete, davanti ad essa, il cassettino in modo che anche le ultime api, le più ostinate, trovino la via della nuova dimora, richiamate dalle compagne. Dopo circa venti giorni dovete riaprire l’alveare per controllare che tutto sia andato secondo i nostri programmi. Se le api hanno “tirato” la cera del foglio cereo che avete inserito nel nido e se trovate covata giovane nelle cellette, tutto è a posto. A questo punto dovete inserire un nuovo foglio cereo, spostando diaframma e favo adiacente di una posizione, ponendolo nello spazio rimasto vuoto. Dopo altri venti giorni circa si può inserire ancora un altro foglio cereo. Le api, soprattutto se l’andamento stagionale è favorevole, dovrebbero in pochi giorni “salire a melario”, cominciare a co­struire i fogli cerei e depositare il primo sospirato miele.

Potrebbe capitare, anche se raramente accade, che nel trasferire i favi dal cassettino all’arnia, si uccida la regina. Allora troveremo, alla prima visita, delle celle reali sulla fac­ciata del favo (si riconoscono facilmente perché sono lunghe 2-3 cm e sono poste vertical­mente) e, in questo caso, si può togliere l’escludiregina ed il melario. Le api riusciranno a cavarsela ma non sarà possibile produrre miele. È comunque sempre bene seguire la fami­glia e aggiungere nuovi telaini fintanto che le api costruiscono quelli che abbiamo inserito in precedenza.

Il bello dell’apicoltura è anche questo, fare un errore ed avere, subito dopo, un’intuizione per rimediarvi; prima o poi, tra voi e le vostre api si creerà una intesa che vi permetterà di sapere in tempo di cosa hanno bisogno. All’inizio vi sentirete incerti ed impacciati ma qu­ando arriverà quel momento, ed arriverà anche per voi siatene certi, sarà una grande gioia.

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Commenti   

0 # mauroD 2012-06-14 10:07
ciao,
per il primo anno ho portato gli alveari a fare il castagno. Potresti dirmi se ci sono particolari aspetti da tener presente su questa fioritura.
grazie
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0 # Marco Valentini 2012-09-17 21:32
Scusami tanto per il ritardo nella risposta ma nel sito la gestione dei commenti era fuori uso e non me ne ero accorto (vittima anche del troppo lavoro con le api).
No, non cose differenti che altre fioriture, se non il fatto che porterai indietro (le hai già portate, sic!) famiglie molto numerose e, poi, il castagno rende le api un po' più aggressive. Fammi sapere.
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0 # emanuele 2012-02-27 08:58
praticamente sono autocostruite da mio padre che 20 anni fa stava rinnovando tutte le arnie prima che la varroa gli facesse abbandonare l'attività.ora mi ritrovo 50 arnie praticamente nuove e volendomi avvicinarmi all'apicoltura con un paio di famiglie ho contattato questo hobbista che però mi ha consigliato di prendere arnie standard...
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0 # Marco Valentini 2012-02-27 21:46
la penso come lui; usando arnie fuori misura ti troverai sempre male e, poi, le puoi popolare solo con sciami naturali. Tiu rendi conto che i telaini non li puoi acquistare ma sempre autocostruire? I fogli cerei, magari, non ti ci stanno, ecc.
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0 # Marco Valentini 2012-02-26 19:35
le tue arnie sono auto costruite oppure acquistate da un rivenditore? L'apicoltore che hai contattato è un professionista oppure un obbista? Aspettando la risposta ti anticipo che è bene lavorare sempre con materiale standard perché, altrimenti, in futuro, quando avrai più alveari, ti troverai in un mucchio di problemi.
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0 # emanuele 2012-02-26 19:14
aspettando un'intuizione per il mio problema vediamo se a qualcuno ci è già passato...le mie arnie non riescono ad ospitare i telaini che mi fornisce l'apicoltore che ho contattato.che fare?
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