Altri metodi di lotta biologica alla varroa

Questo mio articolo, dal titolo originale "Altri metodi di lotta biologica" , è stato pubblicato sul libro Lotta biomeccanica alla varroa, scritto da Michele Campero e edito dalla Federazione Apicoltori Italiani nel marzo del 1990.

Malgrado siano passati circa 20 anni e io avessi, all'epoca, meno di trent'anni, è veramente impressionante come, a soli 8 anni dall'entrata ufficiale della Varroa in Italia si avesse chiaro quale sarebbe stato lo scenario futuro. Questo dimostra che forse era possibile fare di più e che sicuramenteavere una posizione miope non è più accettabile. Buona lettura.

Premessa 

Per lotta biologica si intende, in senso stretto, la lotta ai parassiti che attaccano principalmente le piante e, in misura minore, anche gli animali, attraverso l’impiego di organismi antagonisti: una sorta di parassiti dei parassiti. Un esempio classico, sperimentato anche in apicoltura contro la tarma della cera, è quello dell’utilizzo del Bacillus thuringensis per combattere alcuni lepidotteri. Questo batterio ha avuto molto successo, per la sua facilità d’uso con i mezzi aerei, nella lotta alla processionaria del pino e delle querce difficilmente controllabile nei boschi. Ormai, però, il numero di specie dannose per l’agricoltura, che è possibile controllare mediante i loro parassiti, si è notevolmente allargato grazie anche alla forte sensibilizzazione dei consumatori e di alcuni agricoltori sui temi del biologico.

In questa accezione, però, la lotta biologica alla varroa non è, per ora, possibile, anche se alcuni ricercatori si stanno impegnando nel valutare l'uso si di un paio di funghi del genere Hirsutella e Metarhizium1 che sembrano offrire una nuova via alla lotta biologica alla varroa (per saperne di più http://www.mieliditalia.it/varroa_patogeni.htm).

Per quanto concerne l’ingegneria genetica da sperimentare sulla varroa o su parassiti che, una volta modificato il loro corredo genetico, possano parassitizzare la varroa, siamo molto scettici, non tanto per gli effetti distruttivi sull’acaro, che sono anche possibili, ma sulla difficoltà di controllare i possibili effetti secondari che le manipolazioni genetiche comportano.

Non scordiamo che l’uomo solo raramente ha saputo controllare le proprie scoperte, anche perché quando le mette in pratica non sa e non può valutare tutti gli effetti deleteri che, alla lunga, potrebbero verificarsi.

Non dobbiamo scordare che è stata proprio la mania “dei massimi profitti” a spingere l’uomo ad allargare l'areale di influenza dell’Apis mellifera nei territori dell’Apis cerana che ha fatto cambiare ospite alla varroa e a farle produrre la nefasta invasione che è sotto gli occhi di tutti. Una volta capito l’errore, non è riuscito a frenare la sua espansione in tutto il mondo, malgrado era possibile farlo, visto che l’acaro ha impiegato circa 50 anni per raggiungere l’Italia ed è riuscito a conquistare, in brevissimo tempo anche la Sardegna, regione che, per le sue barriere naturali, poteva essere un’“isola felice” dove continuare ad allevare api e regine in assenza di varroa.

1In una recente comunicazione riportata in occasione del Congresso degli apicoltori della Nuova Zelanda dell'ottobre del 2006, si legge che è stata esaminata da alcuni ricercatori la possibilità di utilizzare il fungo Metarhizium anisopliae come agente di controllo biologico contro la Varroa destructor. I risultati della sperimentazione, effettuata sia sulle api che sulla varroa, hanno dimostrato che mentre il fungo è innocuo per le api, ha ucciso in 24 ore il 100% degli acari. I trattamenti sono stati fatti su 18 alveari, divisi in tre gruppi: alveari trattati con spore vitali, alveari trattati con spore morte e alveari di controllo. Il dosaggio è stato di 5 grammi di spore spruzzate nella parte superiore del portafavo in due interventi ad otto giorni di distanza.

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