Kenya top bar hive, l'arnia per chi contesta l'attuale modello di apicoltura

Fare apicoltura oggi, soprattutto se da questo mestiere si vuol trarre del reddito, è diventato estremamente difficile, pressoché impossibile senza un lungo iter formativo. Eppure solo 50 anni fa era considerato un lavoro semplice, quasi banale se non fosse perché le api pungono e non fa piacere a nessuno essere regolarmente a contatto con chi ci può provocare del dolore. Basta parlare con qualche vecchio che ha abitato la campagna per capirlo; ci racconterebbe che quando era giovane quasi ogni famiglia aveva degli alveari che sistemava in qualche avanzo di terra difficile da coltivare; le visite agli alveari si limitavano a quelle necessarie alla smielatura o poco più.

Cosa è successo? Semplicemente che per rispondere all'imperativo della crescita del PIL le aziende (e mi ci metto anch'io che traggo gran parte del mio reddito allevando questo paziente insetto) stanno portando alle estreme conseguenze un modo di fare apicoltura sempre più esasperato in cui ci si sente in diritto di imporre alle api qualsiasi tecnica che apporti un vantaggio economico. Naturalmente questo è un problema di ogni comparto produttivo e l'abuso di pesticidi in agricoltura non è che figlio della stessa matrice culturale, ma a rimetterci anche in questo caso è l'ape (anche noi, a lungo andare, però) che spesso cade vittima innocente dell'avvelenamento delle campagne. La timida sospensione dell'autorizzazione all'uso dei concianti a base di neonicotinoidi dei semi di mais, (sospensione e non bando, solo per il mais e non per tutte le colture visitate dalle api), del Ministero della Salute italiano, malgrado il pesante j'accuse dell'EFSA, consulente scientifico indipendente dell'Unione Europea, la dice lunga di come questa cultura sia difficile da sradicare.

Ma per l'umanità è opportuno che per allevare un insetto talmente utile sia necessario arrivare ad così alto grado di specializzazione?

Se fosse solo perché dal suo allevamento si ricavano tanti prodotti utili alla nostra vita (miele, cera, propoli, polline, pappa reale e, ora, anche il veleno) allora, forse, si potrebbe anche sospendere il giudizio, ma analizzando il suo vitale ruolo di agente impollinatore di piante di interesse agricolo e ambientale, allora le cose cambiano.

Il primo ad essersi interessato alla semplificazione dell'apicoltura fu negli anni '40 dello scorso secolo l'abate francese Émile Warrè che aveva intuito quali problemi erano nascosti dietro le arnie a favo mobile (soprattutto il modello Langstroth e Dadant) che piano piano stavano soppiantando le vecchie arnie tradizionali a favo fisso. Innanzitutto la difficoltà di autocostruzione e di gestione che relegava l'apicoltura ad allevamento per pochi specializzati (quello che poi è effettivamente successo), mentre lui pensava che sarebbe stato meglio se ognuno poteva prodursi il proprio fabbisogno di miele. Inoltre aveva capito che le moderne arnie non seguivano il naturale comportamento delle api, ma cercavano di piegarlo alle necessità dell'apicoltore.

Costruì un'arnia che più di tutte rispetta ciò che l'ape realizza in natura: in essa le api possono costruire i favi partendo dall'alto e proseguendo il loro lavoro verso il basso; ha la forma che grosso modo avrebbe il suo naturale ricovero, il tronco di un albero, e rispetta il normale flusso d'aria che c'è nell'arnia naturale. Al contrario, nelle arnie a favo mobile, per lo spazio che c'è tra telaino e parete dell'arnia, necessario per poter estrarre il favo, il calore si omogeneizza tra i telaini. Se i favi, invece, sono attaccati alle pareti dell'arnia, l’aria (specialmente quella calda) rimane imprigionata tra i favi, soprattutto se sono “a caldo” – ovvero paralleli alla porticina di volo – come le api preferiscono costruirli; in tal modo le api sono facilitate nel mantenere il calore del nido.

In questo tipo di arnia, inoltre, per produrre miele non è necessario aprire spesso l'alveare e non permette, anche volendo, di sottoporre le api alle tecniche più spinte di produzione; inibire la sciamatura è pressoché impossibile.

Nel 1964, poi, nacque dalla mente di alcuni ricercatori inglesi tra i quali la grandissima Eva Crane, l'idea di realizzare un'arnia che fosse abbastanza semplice da costruire e facile da utilizzare per venire incontro alle necessità dell'apicoltura africana. L'archetipo ha origine in Grecia, dove già nel '600 esistevano degli alveari dai quali era possibile estrarre i favi, malgrado essi fossero integralmente realizzati dalle api dell'alveare; erano semplicemente dei cesti chiusi superiormente da apposite barrette di legno (top bar) sotto le quali le api costruivano i favi di cera. Dall'evoluzione di questa arnia nacque, qualche secolo dopo, la Kenya top bar hive (KTBH) che oggi è una delle arnie più impiegate ed apprezzate in Africa, ma anche una delle più utilizzate fra coloro che contestano il metodo attuale di fare apicoltura.

È un'arnia a sviluppo orizzontale, senza melario, quindi, dalla forma trapezoidale. Il cardine  di questa arnia è proprio la sua forma, con i lati che hanno una pendenza interna che evita che le api attacchino i favi alle pareti laterali, permettendo l'estrazione dei favi. Questi sono attaccati alle barrette (top bar) che, come nell'arnia a cesta di origine greca, vanno a chiudere superiormente l'arnia. Per invogliare le api a costruire i loro favi proprio nel centro della barretta, è necessario disporre un avviamento, ovvero una escrescenza, che può essere di cera (es. 2 - 3 cm di foglio cereo) o realizzata con una fresatura del legno a T con la gamba, cerata o non cerata, estremamente ridotta  oppure semplicemente attraverso un cordino immerso nella cera, attaccato alla barretta prima che la cera si solidifichi.

Sir George Wheler's drawing of a Greek top bar hive, (After Wheler G. (1682).

Il punto di forza di questa arnia, che la rende davvero interessante per coloro che vogliono fare apicoltura in modo semplice, senza velleità di ricavarvi il reddito principale della propria vita, è l'estrema facilità costruttiva e l'economicità. Infatti può essere agevolmente autoprodotta a partire da legni di scarto ed è possibile produrre miele rinunciando a molte delle attrezzature necessarie quando si usano arnie tradizionali.  Per la raccolta del miele si utilizzerà il torchio e oltre al miele si avrà a disposizione anche molta cera (circa 3 kg ogni 100 kg di miele prodotto) con la quale è possibile realizzare pregiate vernici o profumate candele.

Sia che si scelga l'arnia Warré che la KTBH, si avrà anche la sensazione di allevare le api seguendo la loro naturale inclinazione, senza avere l'assillo della produzione. Le api sembreranno anche ringraziarci per la scelta regalandoci una sorprendente docilità; il che permette di limitare le precauzioni necessarie ogni qual volta si dovranno aprire per una visita. Diventano, quindi,  ideali se si vogliono disporre vicino alla propria abitazione o nell'orto.


Sir George Wheler's drawing of a Greek top bar hive, (After Wheler G. (1682). "A Journey into Greece". W. Cademan and others, London.)

Disegno di Sir George Wheler di un alveare greco a barrette superiori

Tratto da Encyclopedia of Insects  a cura di Vincent H. Resh, Ring T. Cardé, Academic Press

 

 

StampaEmail

Commenti   

0 # Liliana Tissino 2019-02-16 18:40
Salve, complimenti per il suo lavoro, molto appassionante. Mi sto avvicinando all'agricoltura, potrei avere i disegni per realizzazione arnia top bar ed essere iscritta alla newsletter? Grazie mille :-)
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2019-02-18 08:07
Buongiorno Liliana, grazie per i complimenti. Ho visto che è iscritta alla newsletter. Siamo un po' in ritardo con l'invio degli aggiornamenti perché gli ultimi progetti in apicoltura mi stanno occupando molto e, purtroppo, non ce la faccio ad essere dappertutto. Comunque breve riprenderemo gli invii.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Mattia Olivieri 2019-02-12 14:35
Ciao anche volevo sapere se mi poteva inviare i vostri disegni, perché ho già costruito due top bar hive e volevo confrontarle con i vostri schemi. Grazie
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2019-02-18 08:05
Buongiorno Mattia. Sono stati inviati. Mi farebbe piacere sapere come è andato a finire il confronto.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Mattia Olivieri 2019-02-18 17:08
Ciao, ho fatto il confronto, le mie hanno misure più piccole, perché ho usato tavole di scarto di bancali(10cmx100cmx22mm),le top bar sono lunghe 44cm e larghe 35mm(devo usare distanziali?).
Altra differenza sono i fori, che io ho fatto lateralmente, probabilmente li tapperó e li aprirò sul davanti, anche perché nelle mie zone gli inverni sono rigidi, e da cosa ho capito le api si difendono meglio dal freddo con entrata frontale. Giusto? Ancora grazie
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Alessandro volo 2019-01-18 22:25
Letto con interesse l'articolo mi unisco alla folta schiera dei "richiedenti" disegni, che è stata soddisfatta! Poi condividerò esperienze costruttive. Sono un hobbysta anno scorso con un Arnia familiare che non ha superato inverno :(
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2019-02-18 08:04
Buongiorno Alessandro. Inviati. Allora aspetto la condivisione...
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Massimiliano B 2018-12-15 17:42
Buona sera, vorrei iniziare ad allevare api nel modo più naturale, durante questo inverno vorrei costruire un'arnia topbar, sarebbe possibile avere i disegni. Grazie molte :-)
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2018-12-17 09:26
Ciao Massimiliano, inviati!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Luca Vecchia 2018-11-19 21:39
Ciao Marco, è da poco che pratico il mondo delle api ma ne sono stato da subito entusiasmato. Mi piacerebbe provare a costruirmi un’arnia da solo. Ho letto questo articolo e ne sono rimasto affascinato. Per questo ti chiedo se potessi gentilmente inviarmi i progetti della Kenya Top bar e inserirmi nella mailing list.Grazie e complimenti!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
-1 # Marco Valentini 2018-11-25 16:51
Ok Luca, fatto. Buona lettura
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
+1 # roberto cocco 2018-02-14 14:50
Ciao Marco ,, queste sono le nuove frontiere per non stressare le api...loro ci regalano frutti e rendono frutteti e giardini fantasticamente fruttuosi, mi potresti inviare i disegni per realizzarne una insieme ai ragazzi di Resilienza sardegna
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2018-02-14 15:21
Certo Roberto te le mando molto volentieri, li troverai al tuo indirizzo mail. Poi fammi avere delle foto e magari un piccolo articolo sulla vostra esperienza.
Invito esteso a tutti i lettori del nostro sito, naturalmente.
Marco
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
-1 # Alberto Brosio 2018-01-14 07:34
Buongiorno Marco, non posso che allinearmi agli altri colleghi custodi delle api nell'esprimere profonda ammirazione per il tuo operato. E, anche io, ti chiedo gentilmente i progetti della Kenya Top Bar.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2018-01-20 10:36
Grazie Alberto per le belle parole. I piani te li spedisco quanto prima.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # anna paola fadda 2018-01-27 07:55
buongiorno Marco, comincerò tra pochi mesi la mia avventura nel mondo affascinante delle api. Abito nel nord Sardegna dove sto avviando una piccola azienda agricola in regime biologico. Qui ancora le TB sono quasi del tutto assenti, ma io vorrei proprio cominciare con un allevamento più sostenibile per le api. Dove posso reperire i piani costruttivi delle Top Bar? Grazie in anticipo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Giury 2017-10-30 00:05
Ciao Marco ,complimenti per gli articoli . Sono un novello apicoltore ed sono affascinato da questo tipo di apicoltura ,perciò ti volevo chiedere cortesemente i progetti per costruire l'armonia top bar. Grazie e complimenti
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Eligio 2017-07-04 12:58
Vorrei sapere dove inserire il nuovo portavo nella aria TOP BAR ho appena inserito una nuova famiglia e ha costruito 9 portafavi in 45 giorni. Posso continuare a inserire ancora listelli. Grazie
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2017-07-10 08:17
Sempre nell'ultima posizione. Dipende, naturalmente, dalla disposizione della famiglia: in mezzo tra due diaframmi con apertura nel lato lungo o colonia spinta verso il lato corto e unico diaframma dietro.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
+2 # leotortora 2016-11-16 16:35
ciao, stavo per iniziare la costruzione di una top bar quando ho trovato questo sito :-)

potresti inviare anche a me i disegni ? io ho fatto un progetto seguendo le indicazioni che ho trovato in rete ma non vorrei fosse sovradimensionato in considerazione della temperatura...

in canada e america utilizzano infatti tavole da 3,5 cm di spessore...
io credo che vadano bene anche qua e che siano comunque ben isolanti, sia dal caldo in estate che dal freddo in inverno
purtroppo non ho una zona ombreggiata per l'estate e speravo con questo di facilitare l'isolamento

grazie
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
+1 # Marco Valentini 2016-11-18 11:09
Ciao Leo, te li ho inviati.
3,5 cm sono sicuramente un buon isolante, potresti farle anche da 2,5.
Il forte caldo estivo potrebbe essere un problema per quando le visiterai perché la cera è molto più fragile e i favi possono collassare.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Un apicoltore barbuto 2016-10-15 14:40
Ho iniziato quest'anno con due DB e l'anno prossimo penso proprio che prenderò due top bar per avvicinarmi a questo nuovo modo di allevare api. Non mi interessa molto la produzione, ma non nascondo che mi piacerebbe avviare un'azienda di sole top bar..chissà che pian piano non ce la faccia
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
+2 # pietro leinardi 2016-09-17 14:41
buona sera a tutti avrei una domanda da porre, ho tre arnie tradizionali e una vecchia arnia a 12 favi popolate da famiglie. premetto che non sono un esperto del settore in quanto ho le api solo da marzo di quest'anno.
sarei molto interessato alla top bars pero' chiedo se fosse possibile utilizzare le barrette alte con piano a cuneo in un'arnia tradizionale, senza per forza dover acquistare nuove arnie o trovare tempo e atrezzi per poterle costruire?.se si bisogna cambiare disposizione alle barre e metterle parallele all'ingresso?.
ringrazio anticipatamente per qualsiasi suggerimento.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2016-09-18 06:45
Bisogna capire come vuoi procedere. Innanzitutto se vuoi mettere sole le barrette (che nell'arnia dadant si chiamano "portafavo") o tutto il telaino. Nel primo caso si sarebbero troppi ponti tra favo e parete dell'arnia e rischi di rompere il favo quando lo tiri su. Inoltre sarebbe troppo grande e, quando le api cominciano a metterci il miele, a forte rischio di crollo.
Nel secondo caso, invece, il favo sarebbe rinforzato dal telaio di legno tutto attorno. Comunque, in questo caso, metterei comunque i