| Partiamo con un’apicoltura più amichevole, a cominciare dalla scelta dell’arnia |
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| Scritto da marco valentini | ||||||
| Domenica 02 Gennaio 2011 10:07 | ||||||
Pagina 1 di 4 Q Nel passato gli apicoltori affidavano le proprie scelte calibrandole a quelle già operate da chi li aveva preceduti e le arnie erano il frutto di piccoli cambiamenti che si erano sovrapposti in migliaia di anni e che le avevano portate ad essere le più adatte per le esigenze degli apicoltori e delle api di quel determinato luogo e momento. In Sardegna le arnie in sughero, in Sicilia le arnie in ferula, in altri luoghi altre arnie di cui, nella maggior parte dei casi, si è persa memoria, ma che sicuramente erano il giusto compromesso tra il comportamento naturale delle api e le esigenze di raccolta degli apicoltori. Finalmente abbiamo le prime arnie Warrè italiane; quella raffigurata è di Giovanni e Nicoletta. L'esperienza di Corrado la puoi leggere in questo articolo, mentre altre foto le puoi trovare a questo link. Con l'avvento dell'industrializzazione queste arnie non sono andate più bene perché non permettevano la meccanizzazione dell'apicoltura. Ecco che Langstroth nel 1851, la cui principale preoccupazione era di semplificare lo studio del comportamento delle api, scopre lo spazio d'ape e subito ne legge la grande portata per l'industrializzazione dell'apicoltura e brevetta la sua arnia dopo solo un anno. Non dimentichiamo che almeno altri due apicoltori erano arrivati a risultati simili e questo per dire che oramai i tempi erano maturi affinché si arrivasse a quel risultato. Ed infatti, malgrado gli antichi greci avessero già scoperto come allevare le api in alveari a favo mobile (conoscenze poi recuperate per la realizzazione della Kenya top bar), le proprietà di questo tipo di alveare si erano perse fino alla scoperta di Langstroth, evidentemente non erano sentite necessarie. Il successo, nel caso del reverendo statunitense, è stato strepitoso, prima nel suo paese natale, che più di tutti si stava impegnando nella meccanizzazione dei cicli produttivi, e poi in tutti gli altri paesi dell'occidente e non solo. Ancora oggi l'arnia Langstroth è la più utilizzata al mondo. Ma è la migliore arnia per le api? Se potessero decidere, le api la eleggerebbero casa dell'anno? Probabilmente no. L'arnia Lanstroth, e le sue imitazioni, come la nostra Dadant Blatt (e comunque tutte quelle a favo mobile) sono le migliori arnie per studiare il comportamento delle api (il motivo principale per la quale è stata inventata), per produrre pappa reale e regine e per ottenere la maggiore produzione per alveare: per chi ha queste esigenze, meglio dell'arnia a favo mobile non esiste nulla!
Basta questo, però, per affermare con sicurezza che è la migliore per fare apicoltura? La risposta è del tutto soggettiva. Nel passato molti apicoltori si son fatti la stessa domanda e lo dimostra la quantità di brevetti più o meno fantasiosi che giacciono nelle polverose stanze degli uffici competenti.
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