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Arnia warré, l'esperienza di Corrado

Ciao Marco.

Visto il bel tempo ho approfittato per dare un occhiata dentro l’arnia di cui ti ho parlato (per saperne di più leggi questo commento). Come immaginavo non è rimasto che un pugno di api nel vero senso della parola. Quello che ho notato oltre all’assenza della regina è la rimanenza di una vecchia cella reale. Di scorte ce ne sono, anche se ridotte, sicuramente a causa di saccheggi visto il bel tempo che fa.

 

Ti racconto la mia prima esperienza con questo tipo di arnia

Devo dire che non avendo ancora pronta l’arnia al momento della sciamatura (prima della fioritura della acacia) collocai lo sciame in un melario da 5 telaini in attesa della nuova arnia. Nel frattempo le api cominciavano a riprodursi. Quando l’ebbi finita, con un coperchio adattatore nel mezzo unii.          

Tutto funzionò a meraviglia, le api si trasferirono nel blocco inferiore che si popolò abbastanza velocemente tanto da aggiungerne un altro di lì a poco. In quella fase tolsi il melario di provenienza che era pieno di miele. Trascorso un altro periodo, metà giugno se non sbaglio, notai qualche cosa di strano, che poi tanto strano non lo è: le api si apprestavano a sciamare. Recuperato lo sciame e inserito questa volta in un’altra arnia Warrè  le api progredirono subito alla grande tant’è che di li a poco aggiunsi un altro blocco.  All’inizio di agosto visto che le costruzioni erano arrivate vicino al fondo misi a tutte e due il 3 blocco ma breve mi accorsi che  era inutile, non costruivano più e riportai il tutto su due blocchi. Nel frattempo quasi sbattei la testa su un altro sciame non molto grande, attaccato ad un giovane olivo davanti agli alveari. Impossibilitato a recuperarlo in quel momento (era mattino e il lavoro mi aspettava) mi ripromisi di farlo la sera ma, quando mi recai sul posto sicuro di prenderlo e con tutto l’occorrente, non c’era più! Come mi sono sentito preso in giro!!! Ma mi ritrovai a ridere da solo come un matto e ci presi pure gusto! Ripensandoci col senno del poi, qualche giorno prima mi accorsi di un atteggiamento già visto che indicava una sciamatura; siccome era avvenuta precedentemente non diedi molto peso. Per cui avvenne uno spopolamento nel giro di poco tempo e in periodo sfavorevole che mi porta a dedurre che le api rimaste non hanno avuto più la forza di riprendersi.

Comunque come dicevo all’inizio ho deciso di aprire per vedere cosa succedeva dentro, mi sono fatto in tutta fretta il “ coltello” per tagliare i ponti di cera e mi sono buttato. Il primo telaio mi si ruppe,… troppo maldestro e cera fredda.  

Ma per gli altri tutto andò liscio. Pensi che mi convenga sopprimere le api superstiti e mettere al riparo l’arnia per eventualmente riutilizzarla al prossimo sciame? Solito trattamento con dischetto di zolfo per preservare i telaini dalle tarme?

Visto che ero lì ho deciso di dare un occhiata anche all’altra arnia ma senza aprirla; lo faccio da dietro, nel fondo ho fatto un rialzo per eventuale nutrizione e ispezione sommaria tramite uno specchio, ma ho dovuto desistere per il motivo che puoi immaginare, le api si sono arrabbiate di brutto non avevo fumo con me e non volevo usarlo. Non so come ti regoli tu per ispezionare, ma io avendo poche arnie ho deciso che alle prossime applicherò i vetri!!

Ora mi chiedo se vista la stagione anomala (da più di 4 mesi non piove e le giornate di sole non proprio dicembrine; media di 18 gradi di giorno fino alla settimana scorsa), e le api che tornano con polline forse mi fanno pensare che ancora c’è covata come conviene regolarsi secondo te?

Ti metto anche la foto di un abbeveratoio fatto con un pezzo di tubo e un boccione da 5 lt di quelli che si usano generalmente per vino; è stata una stagione davvero siccitosa e non potevo non pensare anche a loro.

Ho sempre timore di andare ad aprire le arnie, per il discorso del calore e anche per non dare fastidio. Non ho molta esperienza quindi sono anche lento nell’osservazione il che alle api non giova di certo.

Non vorrei impegnarti troppo, ma sarei contento che dal nostro scambio oltre a me anche altri ne ricavassero spunti e informazioni; non bastano mai.

Un cordiale saluto

Corrado

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Commenti   

+1 # corrado 2012-01-01 18:42
Grazie di aver messo a disposizione di chi vuole la mia esperienza, concordo con chi è dell'opinione che mettersi a disposizione in tempi come questi dove l'individualismo prevale sia il modo migliore per contrastarlo e per fare esperienze costruttive. Abito in una zona dell'entroterra vicino a Fano, nel Pesarese. In effetti il clima questo anno è stato molto particolare, piovoso fino a tarda primavera, ricco di flora e campi di erba medica. Nel mio piccolo piantumo in continuazione varietà di interesse apistico. Invece poca pioggia fino ad ora da fine luglio. Farò tesoro dei consigli, anche se mi trovo impreparato sull'uso dell'ac. oss. sublimato. Ho costruito l'abbeveratoio posto vicino all'apiario perchè le api venivano (e comunque lo facevano lo stesso) a bere nelle ciotole che usano i gatti e cani; per il prossimo anno penso di costruire un piccolo stagno, non ho pensato al diffondere malattie e al resto. Grazie Marco, ricambio gli auguri
Corrado
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+1 # Marco Valentini 2011-12-31 09:34
Intanto ti volevo ringraziare per la lettera e le foto che mi hai mandato; mettere le proprie esperienze a disposizione della collettività è un modo per far crescere la consapevolezza di quello che si sta facendo e gli errori, semmai, sono una esperienza di cui far tesoro.
Forse mi hai già detto, in una tua mail, dove ti trovi ad operare ma non me lo ricordo; comunque stai in una zona interessante dal punto di vista produttivo, visto che i tuoi alveari si sviluppano con una velocità incredibile.
Il secondo sciame, quello che non hai preso, era, probabilmente una sostituzione della regina (poveraccia, ne aveva passare la poverina) che invece di essere uccisa era partita con un piccolo numero di api. Succede non di rado e noi che abbiamo molti alveari, ci capita spesso di osservarlo a fine stagione produttiva.
Sostituzione che non è andata a buon fine visto che la regina figlia non è riuscita a fecondarsi o è successivamente morta, e ha portato a morte per sfinimento il suo alveare.
La cosa che puoi fare adesso è riunire il corpo con le poche api rimaste con l'altra arnia Warré perché le api saranno accettate e i favi saranno preservati dalla tarma. Altrimenti puoi trattare il corpo della Warrè esattamente come un melario e riutilizzarlo la stagione prossima ventura (sciame, pacco d'api o sovrapposizione di melario come hai fatto intelligentemente per popolare la tua prima Warré senza alcun trauma).
Il fatto che la famiglia importa polline non è sempre segno di presenza di covata perché anche il polline, un po' meno del miele, le api lo stivano nei favi. Fai quindi il trattamento con l'ossalico prima che sia troppo tardi. Al limite lo puoi utilizzare sublimato per 2 o 3 volte; sempre che questa modalità di somministrazione ti lasci tranquillo; a me non piace tanto, ma funziona abbastanza bene ed è meglio sopportato dalle api che non la somministrazione con lo zucchero.
Ma il nutritore per le api è collettivo? Se così è, l'idea è ingegnosa ma la pratica non mi piace tanto perché le famiglie che se ne gioveranno saranno proprio quelle più forti, in questo modo nutri anche le colonie degli apicoltori vicini e, in ultimo, crei un po' di promiscuità tra api che potrebbe portare qualche problema col diffondersi di malattie.
Un abbraccio e auguri di un proficuo anno nuovo!
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